Il giornalismo delle facce da libro

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Bastaaaaaaaa!! Non ne posso più! Facebook esiste da anni e sembra che in Italia abbiamo scoperto l’acqua calda: tutti che parlano di Facebook…e pure io, ora, qui. In realtà ci ho pensato un attimino prima di scrivere questo post ma io ho da dire un’altra cosa, io non sto parlando del famoso social network, io sto dicendo ai giornalisti di fare il proprio lavoro e scrivere cose davvero interessanti, di trattare argomenti seri come innovazione, cultura, ambiente e smettere di alimentare la fiamma affamata dell’orda di pettegoli che divorano qualsiasi cazzata che gli viene proposta. Basta con tutti questi articoli su FB, è per decelebrati leggere sempre articoli su come due si incontrano su FB. Tutta Italia parla di FB, oggi sul messaggero in prima pagina articolo su come due ex compagni di classe si incontrano su FB dopo 20 anni e alla fine si mandano pure a cagare (cito l’articolo).

Ma perchè invece di questo inutile articolo non scrivere qualche notizia positiva per farci credere che c’è una speranza per questo mondo che sta cadendo a rotoli? Possibile che ormai fa notizia solo un qualcosa di inutile o un qualcosa che stimola il nostro desiderio di pettegolezzo?

Riflettiamo su cosa sia l’informazione in Italia e su quali siano modelli che ci vengono proposti quotidianamente e forse capiremo il perchè della fuga dei cervelli dal “bel paese”.

Non sono un giornalista quindi vi do solo una notizia “muta” commentando, questo si che è uno spruzzo di colore nel grigio delle città, ecco come usare in maniera “solare” e costruttiva i graffiti…a Amburgo, in Germania.

Momento di riflessione…

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” … la settimana scorsa abbiamo inaugurato a Berna il Museo di Paul Klee, il grande pittore ed educatore scomparso nel 1940.

Costo della costruzione 75 milioni di franchi svizzeri, pari a 50 milioni di dollari.

Un giornalista del New York Times, una volta corrispondente di guerra, mi ha fatto notare che questo costo è pari a quello di un bombardiere americano in missione di guerra in Iraq per 1 ora (carico di esplosivo e caccia di scorta compresi).

Mi ha sconvolto scoprire cosa si può fare con gli stessi soldi: distruggere tutto per un’ora o costruire qualche cosa che nutrirà pacificamente le menti per secoli”.

Renzo Piano

Il design del 2030

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Ieri sera ho guardato una trasmissione molto interessante sul design delle automobili ed in particolare su quali soluzioni stanno proponendo i progettisti del settore automobilistico (ho rosicato non poco a non essere oggi un designer di automobili - maledetti -).

Tra le tante idee interessanti ho notato però una tendenza un pò orrorosa ed è quella di tendere a isolare l’uomo nel veicolo puntando tutto sul design, sulla funzionalità e sulla technologia ma tralasciando spesso e volentieri l’interazione umana vera e propria. Su 5 modelli che ho visto solo uno aveva i sedili affiancati. In pratica nel 2030 le macchine saranno a due posti e nel migliore dei casi uno seduto davanti e l’altro di dietro (quindi niente mano morta sul ginocchio della fidanzata!).  Le macchina a 4 posti hanno tutte gli schienali sistemati appunto “di schiena” quindi non ci si vede in faccia dal vivo ma solo attraverso dei monitor.

Ovviamente c’èrano anche delle soluzioni più “sociali” ma a mò di salotto quindi chi soffre di mal d’auto dovrà sperare di trovare i posti liberi nel senso di marcia!

Una designer giapponese invece ha proposto con mio orrore una macchinina per bambini (idea che ha entusiasmato un pò tutti tranne me forse) che si guida da sola e serve ad esempio per portare i bambini dai 7 ai 14 anni a scuola; a me già scassano le palle tutte queste micro car guidate da adolescenti brufolosi che portano occhiali da sole più grossi della loro faccia, mentre con una mano tengono la sigaretta e con l’altra urlano al cellulare giocando a fare gli adulti senza nemmeno sapere a chi si deve dare la precedenza…e ci dovremmo assorbire pure le macchinine automatiche che portano in giro i bambini?! Ma siamo matti? Non ne faccio solo una questione di traffico che si decuplicherebbe (si dice così?) ma anche un fatto di rapporto genitore-figlio che a quell’età trovo importantissimo.

Questo senso di isolamento mi sembra un pò alienante. Per carità, molto bella l’idea delle automobiline “monoposto” o biposto dove l’uno è seduto dietro l’altro ma se la coppia di vuole prendere per mano? Guardarsi negli occhi e sorridere, darsi un bacio al semaforo efar finta di non accorgersi del verde che è appena scattato?

Davvero vogliamo perdere la magia delle pure relazioni umane a favore dell’evoluzione?

Pantheon chiude…

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Sta mattina ho letto una bella notizia nel quotidiano:”E’ il primo ferragosto nel quale i negozi del centro (di Roma), i musei e altri servizi rimarranno aperti…”

Mi è sembrato molto positivo perchè èra quasi come un passo verso la modernità e meno provincialismo; è ridicolo che una città come Roma il 15 agosto debba assomigliare ad un paesaggio post nucleare dove tutto è chiuso.

Abbiamo deciso di andare a comperare qualche libro alla Feltrinelli: quella a viale Giulio Cesare èra chiusa, quella a pizza Argentina anche, nel cuore della città. Che grande delusione! Evviva i negozi aperti!

Abbiamo quindi deciso di andare a rinfrescarci insieme alle centinaia di turisti all’ombra del Pantheon ma appena entrati nella meravigliosa struttura  (verso le 13.30) sentiamo una voce che, con un inglese maccheronico, avvisa le persone che il Pantheon sta chiudendo e che riapre domani mattina…

Vediamo se ho capito bene: siamo nel bel mezzo dell’estate, è un giorno feriale nel quale si può aprofittare per visitare i musei, centinaia di turisti che magari stanno solo un giorno a Roma, il giornale ha scritto “musei aperti” e che cosa si fa? Giustissimo, è Ferragosto, tutti ar mare, er Pantheos se chiude…sti cazzi dei turisti e di chi come noi ha deciso di passare questo giorno nel cuore della città.

E’ una vera vergogna!

Le mezze verità…

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Make Love Not War

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Vi siete accorti che più si va avanti e più le persone sono menefreghiste, egoiste e con pochissimo senso civico? Guerre in ogni parte del mondo e una situazione globale davvero devastante…

Dedico questo video a tutti i ragazzi che si trovano in posti in cui non vorrebbero stare augurandogli di tornare presto a casa e di tenere duro.

Shopping buy night…un par di ciufoli

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Ieri ho visto a Roma un 3×6 molto carino che segnalava “Shopping Buy Night” specificando che con gli sconti il famoso centro commerciale è aperto fino a tardi.

Wow ho pensato, era ora che i negozi in una città capitale come Roma siano aperto fino a tardi! Se uno esce dal lavoro come me in media alle 21 e vuole fare shopping a Roma non c’è speranza. Alla faccia della modernità e della città metropoli.

Entusiasta dalla notizia nella speranza di concedermi qualche occasione in saldo, uscito dall’ufficio decido di andare a fare shopping. Verso le 20.50 passa accanto al cartellone che ho letto il pomeriggio e scopro, leggendo bene, che il centro commerciale chiude alle ore 22.00!!!

Il mio stupore è immediato e la delusione fortissima: la solita minchiata.
Va beh, decido di continuare, voglio fare shopping! Sono a Roma e voglio fare shopping alle 21.30.

Arrivo, parcheggio con calma e subito. Centro commerciale mezzo vuoto, sia in quanto a persone il che è positivo, sia in quanto a negozi aperti, il che mi fa incazzare.

La metà dei negozi era chiusa o stava per chiudere: ore 21.20…ma io ho ancora 40 minuti per fare shopping!!!!
Alle ore 21.40 è quasi tutto chiuso e ho quella sensazione di quando stai in un ristorante fino a tardi e ti cominciano ad alzare le sedie sul tavolo per farti andare via, per fortuna che a quanto detto sto nel centro commerciale più grande d’europa (sembra che ogni centro commerciale realizzato in Italia sia ogni volta il più grande d’euorpa o del mondo)!

A proposito della grandezza dei centri commerciali. A Buenos Aires sono stato in un centro commerciale a 6 piani che ha dentro un mini Luna Park con tanto di ruota panoramica gigante dimesione reale, una decida di ristornati e non so cosa altro, esiste da tanti anni ed aperto fino a notte fonda…non fino alle ore 22.00 con chiusura anticipata alle 21.30!

Tutta questa situazione mi fa cadere le braccia e decido di non spendere nemmeno un euro, tanto, non avevo trovato neanche una cosa che mi piacesse.

Per concludere vorrei consigliare ai signori che hanno investito in questa bellissima campagna pubblicitaria di spendere meglio i propri soldi, magari non facendo ridere i polli e tenendo i negozi davvero aperti fino a tardi per permettere alle persone di fare “shopping by night” o come dicono in maniera fikettina loro :”shopping buy night”: per prima cosa non ho visto nessun night e secondo non ho potuto fare nemmeno shopping.

Che barzelletta! E’ davvero frustrante che qualcuno crede che possa prendere in giro così le persone. Ragazzi, Roma dovrebbe essere una citt-metropoli con negozi aperti fino a tardi, dove puoi comperare ogni cosa a qualsiasi ora e invece, dopo le 20 è tutto morto, la tua unica speranza è il Dragstore. Wow!

L’importanza delle forme

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Molti si avvicinano al graphic design pensando che in fondo basta imparare ad utilizzare un determinato software di grafica e poi tutto viene da sè: non è così, anzi, in verità bisogna tenere sempre a mente che il software grafico come ad esempio Photoshop o Illustrator non è altro che un mezzo che permette di esprimervi.

Con questo importantissimo concetto a mente (sempre) bisogna quindi capire che un designer grafico ha delle responsabilità verso gli altri (il pubblico, la società) che vede la sua comnunicazione e ne viene influenzata (in modo positivo o negativo).

Parlando di forme si parla quindi anche della manipolazione delle stesse, che siano geometrie o fotografie, testi o texture.
Ogni forma, nel graphic design, dovrebbe essere scelta e valutata con la massima rigorosità in quanto farà parte di una composizione (complessa o minimalista) che lancerà un messaggio ben concreto.

Dobbiamo pensare alle forme come ad un messaggio che lanciamo e le forme possono assumere significati diversi a seconda del contesto. Un cerchio ad esempio può essere letto (decodificato) come il sole o una moneta, una torta o la luna, una ruota di una macchina o il viso di una persona.

Spero che questa breve riflessione possa aiutare i futuri graphic designer nell’impostazione del loro pensiero e a capire che il graphic designer è difatto un designer e in quanto tale ha delle grandi responsabilità, sopratutto in un’epoca così instabile e piena di problemi come questa che viviamo oggi nel 2008.

Tornato dalla sardegna

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La mia prima settimana di ferie è giunta al termine.

Tanti bei ricordi, relax e la mia prima esperienza a cavallo!

martincavallo.jpg

Back in da days…

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